More servicesWindows Live
HomeHotmailSpacesOneCare
 
MSN
Sign in
 
 
Spaces home  BENVENUTI NEL MIO MONDOPhotosProfileFriendsBlog Tools Explore the Spaces community

Blog

ESISTENZA EXTRAERRESTRE ..... VERITà O BUGIA?

       

L'incidente di Roswell è un evento avvenuto a Roswell (Nuovo Messico, Stati Uniti) nel luglio del 1947, nel quale secondo i sostenitori dell'ufologia si sarebbe verificato lo schianto di un UFO. Il primo comunicato stampa pubblicato dalla base aerea di Roswell l'8 luglio 1947 parlava infatti proprio di un "disco volante" [1]. La dichiarazione ufficiale delle autorità statunitensi fu però che si trattava di un semplice pallone sonda. La teoria della caduta di un manufatto alieno è divenuta popolare presso i media e tra gli ufologi, secondo i quali tra il 2 giugno e il 3 luglio 1947 sarebbero accaduti dei fenomeni di carattere ufologico in questa città e nella vicina Corona (California), culminati il 2 luglio con lo schianto nel deserto di un veicolo spaziale di ipotetica provenienza extraterrestre.

 

L'inizio degli avvenimenti

La vicenda ebbe inizio il 3 luglio 1947 a Roswell, una isolata località del Nuovo Messico, quando il proprietario di un ranch, W. W. Mac Brazel, rinvenne dei resti metallici nella proprietà in cui lavorava e per questo contattò lo sceriffo di Roswell.

Per una decina di giorni Roswell divenne oggetto dell'attenzione dell'aeronautica statunitense e il deserto circostante alla città fu recintato e tenuto sotto sorveglianza; dopo giorni di ricerche l'aeronautica riferì che il misterioso oggetto caduto a Roswell era un pallone sonda che svolgeva rilevamenti sulla situazione meteorologica. Il quotidiano Roswell Daily Record, l'8 luglio 1947, annunciava in prima pagina la "cattura" di un "disco volante". L'avvenimento trovò spazio in altri giornali locali, per filtrare successivamente in quelli nazionali, dando inizio ad un vero e proprio fenomeno mediatico.

L'8 luglio del medesimo anno, l'aeronautica annunciò alle radio e ai giornali, che il misterioso incidente era stato causato da un disco volante. Giunse anche l'FBI, che non si fece problemi a indicare l'incapacità dell'aeronautica militare di Roswell.[citazione necessaria]

Dopo alcuni giorni di dibattiti, i soldati di Roswell mostrarono i rottami di un aerostato, che sarebbe stato impiegato per il programma di ricerca Mogul, un sistema di sorveglianza teso a controllare attività sovietiche in campo nucleare.

Durante il corso degli anni vi furono varie segnalazioni da parte degli abitanti di Roswell circa le attività dell'aeronautica e dell'FBI. Alcuni abitanti dissero che a volte il personale dell'aeronautica portava dei relitti e dei corpi non umani in camion dell'FBI. Tutte queste illazioni furono smentite dal governo USA.

I coniugi Wilmot affermarono in seguito che un mese prima dell'incidente avevano visto un oggetto lampeggiante lungo la strada per Roswell; la coppia riferì di essere scesa dalla macchina e di essere rimasta per circa un minuto ad osservare l'oggetto: questo aveva apparentemente una forma ovale ed emanava una luce intensa, andava molto veloce, ma non emetteva alcun rumore.

Intorno al 3 giugno le radio locali dissero che nella fattoria dei Foster erano stati trovati dei dischi volanti: la notizia fu interrotta dall'FBI che in quel giorno interruppe tutti i programmi delle radio di Roswell e di Corona.[citazione necessaria]

Per circa una settimana Brazel fu accolto dall'aeronautica a dire tutto ciò che aveva visto nel ranch in cui lavorava; quando fu rilasciato, negò tutto ciò che aveva precedentemente affermato.

I giornali che si dedicarono al caso Roswell furono molti: la maggior parte descrisse il caso dando credito all'ipotesi aliena, parlando quindi dello schianto di un UFO, alcuni parlarono invece di un'operazione di copertura (cover-up). Era la nascita di una popolare teoria del complotto sopravvissuta fino ai giorni nostri.

Secondo gli ufologi[citazione necessaria] il 30 giugno dello stesso anno F. Kaufmann, sottufficiale di un poligono dell'aeronautica, venne inviato insieme ad una squadriglia in un torrente, dove avrebbero ritrovato un'astronave a forma triangolare, con delle incisioni suscritte; a poca distanza dall'astronave la squadriglia avrebbe rinvenuto cinque corpi extraterrestri, e sul posto sarebbero stati chiamati dei medici per eseguire delle autopsie.

L'FBI nel luglio del 1947 avrebbe inviato un telegramma a J. Edgar Hoover, allora direttore del Federal Bureau, in cui si indicava il ritrovamento di un oggetto di matrice extraterrestre e dei suoi componenti.[citazione necessaria]


Le prime smentite [modifica]

Un pallone sonda meteorologico NOAA appena dopo il lancio
Un pallone sonda meteorologico NOAA appena dopo il lancio

La versione del ritrovamento di un disco volante fu subito negata dagli alti gradi militari dell'esercito. In particolare dal Generale Roger M. Ramey, che dichiarò ufficialmente che quei rottami appartenevano al pallone di alta quota Rawin sonda usato per ricerche meteorologiche. Il maggiore Jesse Marceel venne fotografato con dei rottami di un vero pallone in mano. In seguito alla smentita ufficiale del governo le persone del luogo che si erano dichiarate testimoni dei fatti smisero di parlarne. L'esercito, concorde con il governo, sostenne che si trattava di semplici illazioni e le autorità civili si adeguarono a questa versione dei fatti.

I testimoni [modifica]

Il primo testimone dell'ipotetico schianto fu un contadino di Corona, un certo Mac Brazel. L'uomo affermò di avere sentito una forte esplosione proveniente dal suo ranch e che il giorno dopo, uscito di casa, notò dei frammenti a lui estranei in tutto il suo ranch e nell'area circostante, l'uomo ne portò la maggior parte allo sceriffo di Roswell, George Wilcox. Lo sceriffo a sua volta li giudicò molto strani e li portò a far analizzare alla base militare di Roswell. Qui, il maggiore Jesse Marcel e la équipe li giudicarono non appartenenti ad un missile o ad un aerostato, ma forse appartenenti ad un'astronave.[citazione necessaria]

La notizia della caduta di un UFO fu subito smentita dalla stampa, alla quale gli alti gradi militari comunicarono che ricerche più approfondite diedero alla luce i resti di un pallone sonda.

Secondo i più accaniti sostenitori della teoria della caduta di un'astronave, i militari ritrovarono il corpo centrale del disco volante e ad alcuni kilometri di distanza trovarono i corpi degli extraterrestri che sarebbero stati alla guida dell'UFO.

Il tutto fu portato alla base militare di Wright Patterson e, dopo alcuni anni di ricerche e studi, l'UFO e i resti degli extraterrestri sarebbero stati trasferiti all'interno della cosiddetta Area 51, una base militare statunitense che per questo motivo da allora gode a livello popolare di una certa notorietà.

Filmato Santilli dell'autopsia di un alieno [modifica]

Nel 1991, un produttore londinese, tale Ray Santilli, affermò di essere entrato in possesso di alcune bobine di pellicola cinematografica che ritraevano uno degli alieni precipitati a Roswell nel 1947.

Il produttore dichiarò che mentre cercava dei video musicali del famoso cantante Elvis Presley, un ex cineoperatore statunitense, Jack Barnett (pseudonimo), gli aveva venduto delle pellicole che mostravano l'autopsia da parte di due medici ad un ipotetico extraterrestre, quello che secondo gli ufologi corrisponde alla descrizione di un Grigio medio.

Le riprese, in bianco e nero, sono senza sonoro e presentano vari tagli. Nel 1994 il filmato arriva in Italia, mandato in onda dal programma televisivo Rai Misteri, condotto da Lorenza Foschini.

Le sequenze fecero molto scalpore ma, a seguito di numerosi studi condotti sui fotogrammi e sulla location del presunto laboratorio, gli esperti hanno classificato il filmato come assolutamente falso. Telefoni, prese elettriche ed altri dettagli che vengono inquadrati nelle riprese, risultano infatti anacronistici rispetto al 1947, anno del presunto schianto dell'UFO.

Nel 2006, la conferma dello scherzo - o truffa, visto il denaro guadagnato con la vendita delle riprese alle TV di tutto il mondo - viene dal film Alien Autopsy, del regista Johnny Campbell, prodotto dallo stesso Ray Santilli, che in modo grottesco svela il "dietro le quinte" del falso filmato, mostrando come l'autopsia all'alieno sia stata in realtà realizzata con un manichino e frattaglie di animali.

Influenza nei media [modifica]

Prendendo spunto dal caso Roswell, nel 1998 è stata prodotta una serie televisiva (non ambientata nel 1947 ma ai giorni nostri) che si intitola Roswell, ispirata alla serie di romanzi per ragazzi Roswell High di Melinda Metz e ambientata nell'omonima località del New Mexico.

GOSSIP SU MADONNA

MADONNA SI SEPARA DAL MARITO E TORNA IN USA
LONDRA - Madonna ha deciso di separarsi "amichevolmente e per prova" dal marito Guy Ritchie "dopo anni di continui litigi", secondo indiscrezioni raccolte dal tabloid 'Mail on Sunday': lei andrà a vivere con i tre figli a New York mentre lui rimarrà a Londra. A detta del tabloid, non deve ingannare il fatto che la 'Material Girl' - cinquant'anni ad agosto - sia comparsa la settimana scorsa al festival di Cannes con accanto il marito regista: si è stancata delle "incessanti dispute su tutto" con lui e ha già concordato da molte settimane una "separazione amichevole".

La pop star vorrebbe ritornare in patria: sembra intenzionata a trasferirsi a New York dove possiede un bellissimo appartamento di circa 500 metri quadrati con vista su Central Park che sta ristrutturando per sistemarci al meglio i figli e la servitù. "Madonna - ha detto una fonte al 'Mail on Sunday' - è a terra e ha perso la voglia di vivere a tempo pieno nel Regno Unito". La crisi finale risalirebbe all'inizio dell'anno: da allora la coppia vivrebbe vite praticamente separate all'interno della grande casa che hanno acquistato a Londra nel quartiere di Notting Hill. Si sarebbero divisi gli spazi interni, così da "potersi evitare".

Stando al tabloid, in genere bene informato, Madonna e Guy si sono messi d'accordo per lasciarsi nel massimo riservo. Lei si prepara ad una grande tournee e alle celebrazioni per i cinquant'anni, lui ha ultimato un film che uscirà in autunno e temono che l'annuncio della rottura generi per entrambi pubblicità negativa. Madonna è sposata con l'inglese Guy - regista cinematografico di scarso successo - dal 2000 e gli rimprovera molte cose: di essere molto freddo con lei in pubblico, di alzare troppo il gomito e di passare troppo poco tempo con Rocco (il figlio di sette anni che hanno in comune) e con gli altri due figli, David Banda (due anni, adottato in Malawi tra enormi polemiche) e Lourdes (che la cantante ha messo al mondo undici anni fa quando era legata al ballerino Carlos Leon).
5Y08CA0QNG1CCAYQ9OUYCAOGAWW8CAWYM6RDCATR2KRHCA1LYTVFCAAZY4XKCA15MN8RCABBIU4YCA13F709CAQHJ2QICAMJAGFYCA6WWTJ5CA28045BCAMF3ORUCAHGKL1HCA074HNXCAKKRDANCAAH82XQ

NOVITààààààà

Madonna: il 6 settembre concerto a Roma

Di stern • 7 Mag 2008 • Categorie Festival & Concerti, Hot News, Pop

Iniziano a filtrare le date del tour mondiale che porterà Madonna in giro per il mondo.
La più grande popstar di tutti i tempi arriverà in Italia a fine estate, più precisamente il 6 settembre allo Stadio Olimpico di Roma, per un concerto che si annuncia come epico!
Ancora non è giunta una conferma ufficiale e non sono stati messi in vendita i biglietti, ma fonti accreditate danno il concerto di Roma come certo.
E allora iniziamo il conto alla rovescia: la regina del pop sta tornando!  

ILMIO LAVORO UGUALE A MARY POPPINS

MARY POPPINS

“Mary Poppins giunge col vento dell’est; arriva dove c’è bisogno di lei, dove i bimbi come Jane e Michael son soli e tristi e non sanno che sia giocare in letizia, cosa sia amore o amicizia, sempre mesti a aspettar che mamma e papà, troppo distratti in verità dai loro pensieri, possano un giorno dar loro un bacio e insieme raccontare loro una favola d’amore”. Ella lesta scende giù dal cielo col suo solito cappellino di fiori di campo e ciliegine, sorretta dal suo amico ombrello-pappagallo e con in mano la cara borsa tappeto dove trovano riparo i suoi adorati beni: l’appendi panni, lo specchio magico, la sua amata pianta, la bella lampada tutta fronzoli ed il suo metro misura carattere. Ella svelta viene giù, e, come una fresca brezza primaverile, spazza via il grigiore dalle loro vite, colorandole di gioia ed insegnando ai loro genitori come si può vivere meglio con un pizzico di fantasia in più; per poi, come una nuvola, volare via al cambiar del vento. Sguardo furbo, nasino impertinente, sorriso ammaliante, lei con dolcezza, ma con forte decisione, impartisce le sue dottrine ai piccini, insegnando loro come “in tutto ciò che si deve far, il lato bello si può trovar”, e, con uno schioccare delle dita, tutto in gioco trasformare. E così, con un poco di zucchero la pillola del dovere va giù che è un piacere! Voce sublime e modi d’incanto, Mary Poppins vien giù dal cielo cantando, e dona ai suoi cari bimbi quel pizzico di magia in più che, al solo pronunciare della parolina magica “supercalifragilistichespiralidoso”, fa scoprire un mondo incantato ad un passo dal proprio naso, e per incanto il paesaggio di pastello sul marciapiede diventerà realtà, e la realtà un dipinto da scoprire, coi suoi pinguini ballerini, le volpi veloci, e gli arzilli vecchietti canterini. “Se tu la usi bene la tua vita può cambiar”, e puoi galoppare e vincere gare coi variopinti cavalli da giostra, o, cambiare il mondo con “due gravi miseri semplici penni”, oppure ancora, “volar nello spazio padron col tuo bel aquilon”. “Si dice che quando non si ha nulla da dire, tutto quello che si può dire è supercalifragilistichespiralidoso, ti fa davvero sentir meglio, sempre meglio in verità”; una semplice parolina, e la tua vita si tingerà di felicità! Mary Poppins è un tipino strano in verità, va su e giù scivolando sul corrimano della scala, fischiettando tutto il dì; prende il tè sul soffitto e sale scale di fumo alla scoperta della giungla di comignoli dei tetti londinesi, per poi, “Cam-caminì, cam-caminì”, cantare e ballare “gambe all’aria tutti insiem” con Bert e gli amici spazzacamini in quella “soglia di un mondo incantato”, dove “il fumo si perde nel cielo, tra la terra e le stelle di Londra nel cuor, dove rischiara la notte di un vago chiaror”. Trasforma la vita delle famiglie in cui va, la stravolge con uno scossone li butta giù, ed essi si rialzano poi con una consapevolezza in più, che la vita è migliore se vissuta con un tocco di fantasia.

Si racconta che il film, magistrale opera di un genio come Robert Stevenson, non avesse un vero e proprio copione, ma che fosse stato girato ricavando trama e scene dall’unione di alcuni concetti generali ripresi dall’omonimo testo del 1934 di Pamela Lyndon Travers, con le canzoni scritte appositamente dai fratelli Shermann e, a quanto pare, dallo stesso Walt Disney, creando così un mix inscindibile che in realtà differiva nettamente con l’originale della Lyndon Travers, la quale asserì che la mielosa Mary Poppins disneyana aveva poco a che fare con quel personaggio da lei inventato che “rappresentava la sua giovanile repressione e la conseguente libertà sessuale come reazione alla situazione della sua infanzia e gioventù”. Seppur in maniera più superficiale, però compaiono alcuni dei concetti fondamentali del testo originale, come la critica ad una classe sociale spietata ed affarista come la borghesia inglese, pronta anche a sottrarre anche “due gravi, miseri penny” ad un bambino pur di fare soldi, ed indifferente verso i più disagiati, come si vede nelle scene che vedono come protagonista l’alter ego maschile della tata più amata della storia del cinema, Bert, in cui nonostante intrattenga la gente cantando, ballando e disegnando sui marciapiedi, pochi sono quelli che si fermano a regalargli qualcosina; o ancora quando l’ammiraglio Boom pronto a bombardare col suo cannone “quei pezzenti” degli spazzacamini che ballano sui tetti delle oneste case borghesi. Disneyana invenzione sono invece la moltitudine di effetti di magia, poco graditi dalla Travers che all’epoca chiese a Disney di eliminarli ma fortunatamente senza risposta, che hanno avuto notevole successo contribuendo peraltro ad arricchire l’immaginario di generazioni intere di bambini. Mary Poppins, nonostante i suoi quarant’anni d’età, continua a suscitare l’ammirazione di tutti per l’armonia con cui animazione e immagini si fondono nella maestria di una tecnica manuale, che ancora oggi risulta alquanto attuale, reggendo così il confronto con i più odierni prodotti dell’era digitale. Mary Poppins è dunque un evergreen leggero e delicato; una favola incantata che in un mondo scuro come il nostro riesce sempre a donare quel pizzico di buon umore in più che alleggerisce le nostre coscienze facendoci ritrovare quello splendido mondo incantato nascosto nel nostro cuore di bambino.

 CIMG0314

MIA MARTINI

       una donna unica eccezzionale da ricordare rara come una pietra preziosa trattata male dall ipocrisia della gente parlava col cuore e in ogni canzone metteva tanto amore da donare a tutti noi MIA MARTINI SEI TUTTI NOI CI MACHI TANTO.

PER NON DIMENTICARE PAPA WOITYLA

   papa buono padre di tutto il cielo e della terra tu hai donato sorrisihai donato amore a chi non en aveva sei stato un padre in mezzo ai poveri donando sorrisi ai bimbi e ragazzi ti vogliamo bene ci manchi anche se sei lassù non ti dimenticheremo mai e so che ora sei tra noi anche da lassù-grazie er il tuo amore.

Se La Gente Usasse Il Cuore (Andrea Bocelli)

Se la gente usasse il cuore
Per decidere con semplicità
Cosa è giusto e cosa no
Ci sarebbe tra noi
Molta più felicità

Se la gente usasse il cuore
Si aprirebbe un orizzonte migliore
Troppa indifferenza c’è
Prova a vincerla tu
Che puoi farcela se vuoi

E cerca di esser tu
Il primo che ci sta
A rinunciare un po’
Per dare a chi non ha
Basta poco a te
Ma forse non io sai
Che quello che tu dai
è quello che tu avrai
Se la gente usasse il cuore
Anche l’aria prenderebbe colore
Cresca la speranza in noi
E in futuro vedrà
Cieli di serenità

E non ti pentirai
Se adesso ti aprirai
A chi non ce la fa
E soffire accanto a te
Forse non lo sai
Ma basta poco a te
Per somigliare a un re
E il cuore vincerà
Ma comincia ad esser tu
A rinunciare un po’
Per dare a chi non ha…
Forse non lo sai
Ma basta poco a te
Per somigliare a un re
E il cuore vincerà

I BALLI FATTI DA ME

           QUESTI SONO DEI BALLETTO REALIZZATI DA ME......

SENZA PREGIUDIZI

 il mondo è fatto senza giudizi puoi essere bianco o nero alto o magro quello che conta è quello che sei la persona speciale che sei dentro e per quello che vali internamente e non fisicamente.conta la sensibilità la grinta la passione anche se sei diverso per me conta il carattere e la specialità.

PENSIERI SUL MONDO

 VEDENO QUESOT VIDEO MI RATTRISTA MOLTO VEDERE TUTTE QUELLE CREATURE DISTRUTTE DALL AVIDITà DI NOI UOMINI PERVIA DI GUERRE LOTTE PER IL POTERE PER I SOLDI DISTRUGGENDO L  AMORE  L UNICA COSA EPR CUI VIVIAMO DISTRUGGENDO ALBERI FORESTE ANIMALI DELFINI PAESI CHE VIVONO SI è VERODI POVERTà MA DOTATI ALMENO DI GRANDE AMORE PERCHè SI ARRIVA TUTTO CIO PERCHè NON VI FERMATE A PENSARE QUANTO MALE FATE A QUESTO UIVERSO QUANTA SOFFRENZA ARRECATE A QUESTE CREATURE FERMATEVI è L UNICA COSA CEH VORREI DIRVI.

storia del mare

Benvenuti nel mio sito. Questo è il mio mare. Parleremo di lui, di quello che fa provare, di quello che ispira, dei sogni che abbiamo. Eccomi qui, io mi chiamo Maria, amo molto il mare, la sua potenza, la sua immensità, il suo respiro ed il suo profumo. Sono sempre stata attratta da lui e, quando posso, rimango a guardarlo ore intere come incantata. E' per questo che voglio fare questo sito, per raccogliere un po' di tutto quello che lo riguarda e magari anche con il vostro aiuto. Eccolo qui il nostro mare immenso e potente. Lo guardiamo e lasciamo volare i nostri pensieri, i nostri sogni. Seguiamo con gli occhi il suo movimento e scrutiamo l'orizzonte in cerca di chissà che cosa. Quanta magia c'è in lui.Benvenuti nel mio sito. Questo è il mio mare. Parleremo di lui, di quello che fa provare, di quello che ispira, dei sogni che abbiamo. Eccomi qui, io mi chiamo Maria, amo molto il mare, la sua potenza, la sua immensità, il suo respiro ed il suo profumo. Sono sempre stata attratta da lui e, quando posso, rimango a guardarlo ore intere come incantata. E' per questo che voglio fare questo sito, per raccogliere un po' di tutto quello che lo riguarda e magari anche con il vostro aiuto. Eccolo qui il nostro mare immenso e potente. Lo guardiamo e lasciamo volare i nostri pensieri, i nostri sogni. Seguiamo con gli occhi il suo movimento e scrutiamo l'orizzonte in cerca di chissà che cosa. Quanta magia c'è in lui. DONNA DEL MARE Ella appare e scompare . . . Donna ridente di bianche vesti ondulate di piedi nudi fermi e veloci . . . Avanza danzando tra le case addormentate bianche di sole azzurre del mare . . e Sorride . . . Vela gli occhi tra le ciglia Allunga le ombre sulle guance quando è compresa in se stessa profonda , misteriosa . . . E li svela quando lascia rivelarsi la Luce emanata dal profondo ...radianza dell' occhio del cuore dell' anima . . . Suo è il Profumo dell' albero del fico Sensuale richiamo emanato dai sensi, inebriante aroma liberato nel sole e nel vento . . . cullato dal mare . . . Avanzano ondeggiando i fianchi morbidi e rotondi, dolci nei loro segni e nei loro sogni . . . Nei ricordi, antichi alle volte, che ancora riposano risuonano nel ventre Ventre che suona e risuona chiama e richiama ondeggia , sorride libera se stesso prorompe di Intensi Profumi . . . . . . e di nuovo ella fugge e si vela Scompare nasconde la figura oltre le siepi oltre la linea dell' orizzonte . . . E via di corsa dietro a Lei ! Che mai più sia persa Ma ritrovata e libera ridente e ondeggiante possa sempre Rivelarsi e Mostrarsi Sua è la Pienezza e la Bellezza Suo il Profumo di Donna Sua è la Gioia della Vita e dell' Amore dell' espressione piena dei Sensi Tutti . . . (Elena) IL MARE Dolce ed impetuoso come un amante. Ti guardo. Mi affascini. La tua voce entra nella mia mente. Mi lascio accarezzare dalle tue onde. Brividi. Il tuo continuo movimento culla i miei pensieri e li porta via laggiù, dove l'orizzonte si confonde con il cielo. (Laura) Per sempre me ne andrò per questi lidi, Tra la sabbia e la schiuma del mare. L'alta marea cancellerà le mie impronte, E il vento disperderà la schiuma. Ma il mare e la spiaggia dureranno In eterno. (Gibran Kahlil Gibran, 1926) Brezza marina Lì sul ciglio, assorta nel silenzio, ascolto il canto del vento e con mute parole dipingo il mare a mio piacimento! Mare e Vento da sempre complici ed antagonisti son la personificazione di attori e registi in uno scenario naturale straordinario. La visione è così spettacolare che sortisce un effetto magico assai particolare oggi, come loro, anch’io immortale. Spumose onde si rincorrono in una danza perpetua per poi schiaffeggiare lo scoglio graffiandolo, nell’impatto stille marine si posano sul viso, e dall’arsura mi ristoro.- Brezza marina, ora tocca a te! Inebriami col tuo potere! È così che coriandoli d’acqua salata, rapiti dal celere vento fluttuano sull’azzurro tappeto andando altrove, fino a dissetare sua maestà il Re Sole immobile spettatore da sempre assoluto padrone e gran signore! Sorrido … Tra due forze in continuo movimento, che mi bagnano ed asciugan le gote il terzo, inchiodato lassù nel cielo, piacere riscuote e splendendo, a modo suo, gode! (astrell@) Luci A chi ama una carezza d'argento nel mare mille sorprese mille amori. Petali d'emozioni sulla cresta delle onde sotto il riflesso magico del blu. Nel mare in volo tra onde e luna il profumo di tanti tramonti. Carezze della notte velate di malinconia in questo tempo sempre troppo poco. Mare dolce e impetuoso in questo lungo inverno che fugge che sfida le correnti più forti. Al tramonto la spiaggia la schiuma chiara tra le onde la solitudine. (Sergio Fravolini) Lieve sento sull'onde soavi l'accostarsi di placide navi come voci di rive lontane. (Aleksandr Blok) "Se vuoi costruire una nave, non radunare gli uomini per raccogliere il legno e distribuire i compiti ma, insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito" (A. de Saint Exupery) Il mare è tutto... Il mare è tutto azzurro. Il mare è tutto calmo. Nel cuore è quasi un urlo di gioia. E tutto è calmo. (Sandro Penna) Sapore di mare Variabile È l’umore dell’uomo di mare Immutabile il calore della sabbia L’onda sclpisce lo scoglio Che nei secoli immoto Aspetta paziente Ripetuti schiaffi E carezze bagnate Sapore di salsedine Odore di jodio Sapore di mare. (G. Madera) PRETA 'E MARE Prèta 'e mare quant cose me ritto quann t' aggio truvat 'a 'u passato me fatto penzà 'a nu passato ca' nun pote cchiù tornà Chisto mare, chesta spiaggia so' parte 'e l'infanzia mija cu papà, cu 'e frate mieje cose belle aggio fatto jurnate allere aimm passato natan, jucan, facenn a gara a chi te tirava cchiù luntan. Preta 'e mare te ringrazio pa' gioja ca' me dato pe' cose belle ca' me fatto ricordà. (Valentina) Noi siamo Maree onde i nostri pensieri che ci svelano vivi Viviamo così aspettando l’onda potente di una grande tempesta Un pensiero forte e delicato ramo di quercia e petalo di rosa che dispiegandosi si protenda fino a noi movimento sincrono della mente e del cuore Un pensiero così travolgente che cerchi il naufragio non l’approdo così fuggente e straordinario da essere eterno così intenso e unico da essere amore I MAROSI Forme oscure si addensano nel cielo, corrono a salutare l'alba del sole fulgente che s'affaccia sulla terra ad inondarla di luce e di calore. Le nubi nere si dileguano all'apparire sull'orizzonte del disco dorato come fantasmi che spariscono al nuovo giorno che inizia. L'acque del mare s'infrangono sulla sabbia dorata, le pietre roteano vorticosamente nelle onde della risacca. I marosi ondeggiano sull'infinito oceano creando illusioni che s'innalzano al cielo per poi dileguarsi nelle profondità del mare. Il mare rimane fermo, immobile, seppur l'apparire delle onde in superficie, non viene toccato dal loro moto errante, imperterrito continua il suo essere, a riceve nell'illimitato appagamento interiore. (Jayan Walter) "Pochi sono coloro che possono dare del tu al mare, e quei pochi non lo fanno." Autore non noto 28 luglio 2007 Libertà, Immensa come il mare. Appari e scompari nel vento di libeccio. Raccogli I pensieri nell'accattivante conchiglia Di un desiderio lontano. A piedi nudi volteggi sul pelo dell'acqua. Ti nascondi misteriosa dietro un battito di ciglia. Circondata dal volo concentrico dei gabbiani, aspetti il sorgere dell' alba dai colori pastello e la vita di un giorno nuovo illuminato dalla luce del sole. (Gloria Salvi) ... E GUARDO 'O MARE ... E guardo 'o mare ma chesta sera l'onne songhe 'o ritratto 'e sti penziere mieje veneno e vanno comme 'e ricorde ca se perdono là addò l'acqua se vasa c''o cielo. 'A terrazza è deserta nun me voglio affaccià nun è 'o mumento e po' pe' fa che cosa ma pecché? meglio a fa finta 'e niente. ... E guardo 'o mare 'nnanze all'uocchie 'a tristezza 'e na pioggia d'autunno. (Luciano Somma) l l RIVERBERO DI LUCI Riverbero di luci scintilla tra le spumose onde che giocose si rincorrono nel silenzio di una notte d'inverno. Gorgoglio d'acque che s'infrange mormorando tra gli scogli, sotto il pontile di pietra. Tutti giacciono addormentati nelle loro case, vicino al rosso focolare acceso, io solo veglio quell'oscurità frastagliata dai lampioni gialli tremolanti nel buio, dai riflessi del mare di quella vecchia città sul porto. Il tuo nome io riconosco, palpita silente d'amore e carezza calda la mia mano con la sua dolce brezza di marzo. Io vedo il tuo respiro alitare tra le onde nel gioco d'argento e d'oro di miriadi di colori che sorgono e si dissolvono nel blu dell'ombroso mare. Io sento il tuo cuore che batte di vita, di pace infinita: tu sola sei Dio ed io sono uno con te. (Jayan Walter) La donna del mare La donna del mare offrì il suo corpo al mattino pieno di passione per il vento. Bagnò le esili caviglie, arse di salsedine, tra sospiri di anemoni e perle di conchiglie. S'immerse totalmente nelle acque cristalline che rilucevano d'azzurro tra i residui raggi del sole rinascente. Socchiuse gli occhi e vide il mondo come nei desideri. Nuotò senza meta solo ascoltando i palpiti del suo cuore, incontenibili, impetuose onde. Sprofondò dolcemente ciascun anelito di vita negli abissi della sua anima sconfinata. (Piermago) Respirandoti fino all'anima Ti guardo. Seduta davanti a te, sento il tuo respiro calmo. La mia vista spazia fino all'orizzonte là, dove ti unisci al cielo e i suoi colori si riflettono nelle tue acque. Starei ore ad ammirarti. In silenzio seguo il tuo movimento, è lento, continuo e le tue onde arrivano lievi. Mi avvicino, lentamente allungo una gamba e sento la tua carezza. Mi sdraio sulla sabbia e, ad occhi chiusi, ne aspetto un'altra e un'altra ancora. Mi lascio scivolare e tu mi accogli. Sento il tuo abbraccio ed il mio corpo perde peso, mi sento sospesa e sopra di me l'immensità del cielo. E' come ritornare nel grembo materno, sentirne quella protezione, rivivere quegli attimi così ovattati. Poi, dolcemente, mi riporti a riva e mi adagi sulla sabbia regalandomi le tue ultime carezze. (Laura) ESTATE Apro la finestra, Il caldo entra con il Suo fiato bollente. Assopita Mi assale il rumore della Risacca. Il mio sonno assume il colore del mare. Azzurro verde diluito nell'oro del sole cocente. Lontano avvolti di spuma ecco apparire, cavalcando l'onda tre Splendidi cavalli bianchi. galoppi toccando con le dita l'immenso arancio del sole. Una voce come un' eco grida il mio nome. Come d'incanto il sogno finisce. (Poesia Gloria Salvi) CHE COS'ERA IL MARE Che cos'era il mare? Aveva code d'acqua e zampe d'acqua tra le rocce, levigava i ciottoli, faceva sigle di luce sulla sabbia: era profondo ma insensibile, si diceva, e celibe, individuale, sterile. In onde riottose o calme maree saliva e discendeva, circondava le terre, lui lunare, lui freddo, irriducibile nel suo votarsi al movimento e all'aridità. Le navi lo solcavano in lunghe scie. Ora si è persa la memoria delle tempeste e dei fari, dei velieri e dei transatlantici, dei naufraghi, dei carichi di porpora e di carbone, di Tiro, di Londra. Era profondo ma insensibile, si diceva, dimora delle conchiglie, delle famiglie dei pesci, estinte, ora: aveva fondali viscidi, crateri e alghe, e coralli. Tagliava i promontori, reggeva le isole. Giocava, lui muto, sprezzante, inservibile, felice nei suoi movimenti vitali. (Giuseppe Conte, 1977) Un sogno La spiaggia al tramonto cammino, sola con me stessa il respiro del mare accompagna il mio il suo profumo inebria la mia mente un gabbiano vola all'orizzonte. Mi fermo, guardo il suo volo. Come vorrei poter volare andare lontano raggiungere il mio sogno e non tornare.....mai pìù. (Laura) No me hagan caso Entre las cosas que echa el mar busquemos las más calcinadas, patas violetas de cangrejos, cabecitas de pez difunto, sílabas suaves de madera, pequeños países de nácar, busquemos lo que el mar deshizo con insistencia y sin lograrlo, lo que rompió y abandonó y lo dejó para nosotros. Hay pétalos ensortijados, algodones de la tormenta, inútiles joyas de agua, y dulces huesos de pájaro en aún actitud de vuelo. El mar arrojó su abandono, el aire jugó con las cosas, el sol abrazó cuanto había, y el tiempo vive junto al mar y cuenta y toca lo que existe. Yo conozco todas las algas, los ojos blancos de la arena, las pequeñas mercaderías de las mareas en otoño y ando como grueso pelícano levantando nidos mojados, esponjas que adoran el viento, labios de sombra submarina, pero nada más desgarrador que el síntoma de los naufragios: el suave madero perdido que fue mordido por las olas y desdeñado por la muerte. Hay que buscar cosas oscuras en alguna parte de la tierra, a la orilla azul del silencio o donde pasó como un tren la tempestad arrolladora: allí quedan signos delgados, monedas del tiempo y del agua, detritus, ceniza celeste y la embriaguez intransferible de tomar parte en los trabajos de la soledad y la arena (Pablo Neruda) NON BADATE A ME Fra le cose che il mare getta Cerchiamo le più dissecate, zampe violette di gamberi, testine di pesci morti, soavi sillabe di legno, piccoli paesi di perla, cerchiamo ciò che il mare ha sfatto con inutile insistenza, ciò che ha rotto e squassato e abbandonato per noi. Ci sono petali inanellati, cotoni della tempesta, sterili gemme d’acqua e ossa gracili d’uccello che sembrano ancor volare. Si svuota il mare delle sue scorie, il vento gioca con gli oggetti, il sole ogni cosa abbraccia e il tempo vicino al mare conta e tocca quanto esiste. Io conosco tutte le alghe, gli occhi bianchi della rena, le piccole mercanzie delle maree dell’autunno e, come un gran pellicano, edifico umidi nidi, spugne che adorano il vento, e labbra d’ombra abissale, ma nulla è più lacerante dell’indizio di un naufragio: il dolce legno scomparso che fu morso dalle onde e sdegnato dalla morte. Bisogna cercare cose oscure In qualche parte della terra, in riva al silenzio azzurro o dov’è passato il treno di una furiosa tempesta: restano sogni sottili, monete di tempo e d’acqua, detriti, celeste cenere, e l’ebbrezza intrasferibile di prender parte ai travagli della solitudine e della rena. (Pablo Neruda) Forget About Me Among the things the sea throws up, let us hunt for the most petrified, violet claws of crabs, little skulls of dead fish, smooth syllables of wood, small countries of mother-of-pearl; let us look for what the sea undid insistently, carelessly, what it broke up and abandoned, and left behind for us. Petals crimped up, cotton from the tidewash, useless sea-jewels, and sweet bones of birds still in the poise of flight. The sea washed up its tidewrack, the air played with the sea-things; when there was sun, it embraced them, and time lives close to the sea, counting and touching what exists. I know all the algae, the white eyes of the sand, the tiny merchandise of the tides in autumn, and I walk with the plump pelican, building its soaking nests, sponges that worship the wind, shelves of undersea shadow, but nothing more moving than the vestiges of shipwrecks — the smooth abandoned beams gnawed by the waves and disdained by death. Hay que buscar cosas oscuras en alguna parte de la tierra, a la orilla azul del silencio o donde pasó como un tren la tempestad arrolladora: allí quedan signos delgados, monedas del tiempo y del agua, detritus, ceniza celeste y la embriaguez intransferible de tomar parte en los trabajos de la soledad y la arena. Let us look for secret things somewhere in the world, on the blue shore of silence or where the storm has passed, rampaging like a train. There the faint signs are left, coins of time and water, debris, celestial ash and the irreplaceable rapture of sharing in the labour of solitude and the sand. (Pablo Neruba) Parlami Parlami mare. Raccontami le tue infinite storie Fammi partecipe del tuo mondo Ammiro la tua bellezza mi spaventa la tua potenza Le tue parole arrivano con le onde S'infrangono nella mia mente e mi fanno sognare. (Laura) IL MARE Il mare è come un soffice letto che ti culla come un nido di pesci. E' profondo limpido. Mi dà gioia e sicurezza. (Federica Fontanieri) Le canzoni del mare Fermati sulla spiaggia, e ascolta la melodia del mare. Racchiuse sul fondo ci sono le canzoni piu belle. Canzoni antiche di vecchi pirati, che parlano di donne e di battaglie. Canzoni un po stonate, piene di speranze, di pescatori con le mani seccate che sanno di sale. Canzoni romantiche d'innamorati allacciati a guardare il tramonto morire mentre nel cuore nasce la felicita': Canzoni che le onde spumeggianti trasportano lontano,oltre il sole e che i gabbiani scuotendo le ali disperdono nell'aria. In questa notte d'Inverno una canzone in piu ci sara' sul fondo, la mia voce arrivera' dolcemente a te e questo scrigno segreto fatto di acqua e di sale, la terra' segreta per me...... (Aurora) Al mio Mare Immersa nel tuo immenso ventre popolato da anime colorate che vivono in te, mi hai accolta senza fare domande nelle tue limpide e chiare acque. Sei apparso come un’immensa madre e come una bambina dalle tue onde che mi accarezzano il corpo mi lasciavo coccolare. Sono rapita ed estasiata, la mente mi riporta indietro nel tempo... Penso a quando la prima volta ti vidi, mi conquistasti all’istante e per te provai un amore profondo. Leggiadra, mi abbandonai sulla battigia, i miei occhi rivolti al cielo, catturati dal volo dei gabbiani che volando in alto sembravano dei piccoli origami. Non smisi più di amarti , di amare colui che mi aveva accolta senza fare domande... (Aurora) Nel faro Nel faro i nostri corpi amanti, come ombre cinesi, spaziano isocroni nel futuro infinito scanditi lampi di luce girando nel nulla accendono desideri oscurando l'amore l'estasi proietta lontano nel tempo costellazioni d'amore per futuri amanti e il tuo gemere risuona in me, ora. Come la risacca nel mare (forse) L'uomo che ha visto il mare non sa più pensare ad altre acque. (Meng Tse) l l L' uomo e il mare Uomo libero, sempre tu amerai il mare! Il mare è il tuo specchio; tu miri, nello svolgersi infinito delle sue onde, la tua anima. Il tuo spirito non è abisso meno amaro. Ti compiaci a tuffarti entro la tua propria immagine; tu l'abbracci con gli occhi e con le braccia, e il tuo cuore si distrae alle volte dal suo battito al rumore di questo lamento indomabile e selvaggio. Siete entrambi a un tempo tenebrosi e discreti: uomo, nessuno ha mai misurato la profondità dei tuoi abissi; mare, nessuno conosce le tue ricchezze segrete, tanto siete gelosi di conservare il vostro mistero. E tuttavia sono innumerevoli secoli che vi combattete senza pietà né rimorsi, talmente amate la carneficina e la morte, eterni lottatori, fratelli. (Charles Baudelaire - 1821-1867) Homme libre, toujours tu chériras la mer! La mer est ton miroir; tu contemples ton âme Dans le déroulement infini de sa lame, Et ton esprit n’est pas un gouffre moins amer. Tu te plais à plonger au sein de ton image; Tu l’embrasses des yeux et des bras, et ton cœur se distrait quelquefois de sa propre rumeur Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage. Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets: Homme, nul n’a sondé le fond de tes abîmes, O mer, nul ne connaît tes richesses intimes, Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets ! Et cependant voilà des siècles innombrables Que vous vous combattez sans pitié ni remord, Tellement vous aimez la carnage et al mort O lutteurs éternels, ô frères implacables! (Charles Baudelaire) Mare Mare, Oggi ti ho incontrato di nuovo. In silenzio ho ascoltato la tua voce. Il mio sguardo ha spaziato nella tua immensità. I tuoi colori, sempre nuovi ai miei occhi, mi hanno riempito il cuore. Sei calmo, sereno, invitante. Ho accettato il tuo invito e mi sono immersa nelle tue acque ancora così fresche. Ogni pensiero si è allontanato eravamo solo noi due in queste prime ore del mattino. (Laura) Fratello Mare Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti arrivederci fratello mare mi porto un po’ della tua ghiaia un po’ della tua luce e della tua infelicità. Ci hai saputo dir molte cose sul tuo destino di mare eccoci con un po’ più di speranza eccoci con un po’ più di saggezza e ce ne andiamo come siamo venuti, arrivederci fratello mare. (Nazim Hikmet) Ti sento (guardando il mare) Acqua polverizzata nei polmoni. metronomo di onda segna le ore dei pensieri solitudine in un quadro di ore lunghe (forse)Com'è bello il mare all'alba. La spiaggia deserta, l'onda che l'accarezza dolcemente, il sole all'orizzonte che nasce e l'aria è ancora fresca.Passeggiare sulla riva, ascoltare il suo respiro, sentire il suo profumo così intenso. E poi fermarsi e rimanere a guardare questo immenso continuo movimento fino a dove l'occhio può arrivare. Le sensazioni che si provano sono infinite. Il mio respiro è il suo. Un richiamo...lentamente, passo dopo passo, mi ritrovo immersa nella sue acque.Mi sento abbracciata, baciata da questo amante. Mille brividi percorrono il mio corpo e mi lascio trasportare, libera da ogni pensiero. E' come rinascere ogni volta. "Tutto è solo a questo mondo. Le stelle, i venti, i pianeti, le nubi, l'acqua, le onde, la luna, il sole. Siamo navigatori dell'Oceano: crediamo di avvistare in lontananza il punto bianco di un'altra imbarcazione, ma ci accorgiamo che era soltanto lo spumeggiare di un'altra onda. Sentiamo anche il bisogno di conoscere l'ignoto e ci stacchiamo dalla terraferma per essere soli." (Charles Borden) *
.............l'uomo_del_faro.htm l'uomo_del_faro.htm L'uomo del faro .............l'uomo_del_faro.htm l'uomo_del_faro.htm LA RABBIA E LA SPERANZA Un giorno su un isolotto in mezzo ai sette mari , dove il vento del nord soffiava con la ferocia del ghiacci e ruggiva in continuo mentre il gelo dipingeva gli alberi d’argento e la neve copriva il verde dell’erba con il suo manto bianco, un gigante fermo dietro il muro della sua dimora scrutava come di consueto l’orizzonte. Nulla era diverso dagli altri giorni e nulla mutava quel paesaggio mentre la grandine scendeva vestita di grigio con il suo respiro di ghiaccio. Non un uccellino in cielo che cantasse, non un fiore sull’albero, non un filo d’erba che uscisse timidamente dalla neve e il gigante con la sua pipa in mano come un vecchio pescatore era sempre lì silenzioso e immobile ad aspettar la sera di un giorno che seguiva l’altro. Si domandava spesso il gigante come mai sull’isola non arrivasse mai la primavera eppure prima di essere approdato lì l’aveva vista quella bella donna che rendeva soffici i prati e belli come le stelle i rami degli alberi. Già se lo domandava spesso ma non aveva risposte e così continuava a guardare l’orizzonte tra il sibilo del vento e il ruggito del temporale. Ma quel giorno l’aria era diversa dalle altre volte e il vento meno ruggente, aveva l’impressione che qualcosa di diverso stesse accadendo, guardava il cielo e notava dei circoli di aria che volteggiavano in spirali diverse e inusuali e lì fermo dietro il suo muro ne osservava i mutamenti. Da lontano nel punto in cui i sette mari si univano in un unico grande oceano notò un puntino nero, i suoi occhi brillarono e si mosse finalmente dalla sua dimora per cercare di scorgere cosa fosse. Il puntino diventava sempre più grande e prendeva forma davanti ai suoi occhi e lui ora poteva distinguerla bene, era una nave, alto il suo albero maestro spiccava all’orizzonte con il suo pennone e una bandiera svolazzava sull’albero di prua. Il colore marrone della carena e il bianco della bandiera rompevano la monotonia del grigio di quel paesaggio che ormai da tanto, troppo tempo il gigante aveva imparato ad osservare. La nave si avvicinava a una velocità sempre maggiore finchè si fermo proprio lì davanti all’isolotto. Su di essa un grande essere dalle forme a lui similari si fermo a guardarlo e i due immobili e silenziosi incrociavano i lori sguardi. Quanti pensieri passavano ora nella mente del triste gigante, quanti sogni sembravano prendere forma, e quante risposte sembrava voler dare nel silenzio quella nave così bella alla sua vista. Non fece a tempo però a pensare a cosa dire che la nave alzò l’ancora e ripartì sparendo nella nebbia a ricostituire quel cielo grigio e compatto a cui il gigante era tanto abituato. Perché era arrivata? E perché non si era fermata di più? Perché non gli aveva rivolto la parola e perché se ne era andata senza chiedergli nulla? Perché lo aveva lasciato di nuovo solo? Ah quante domande si poneva il povero gigante, domande nuove e diverse da quelle che si poneva prima, domande cariche di delusione. Dentro di lui però qualcosa si agitava e guardando il cielo sempre uguale nel suo grigiore cominciava a sbuffare e a imprecare, non riusciva a stare più fermo dietro il muro della sua dimora. Usciva ora sempre più spesso nel freddo di quel gelido , implacabile e interminabile inverno. Non sopportava più quei neri alberi che lo guardavano in senso di ammonito e che lo giudicavano rozzo e gretto e così un giorno con la sua ascia li tagliò di netto, quelli che erano stati i suoi unici amici nelle notti buie e che con i ram sembravano schernirlo di continuo ora erano lì che giacevano spezzati e con quei rami il gigante accese un fuoco e notò che il grigiore di quel plumbeo cielo perdeva consistenza e che la nebbia così pungente acquistava colore e u tenero arancio si distingueva tra la grandine e la neve. Ed ecco di nuovo quel puntino all’orizzonte, lo stesso puntino che aveva visto giorni addietro, prendere forma e diventare di nuovo l’immagine di una nave, la stessa nave e stessa bandiera batteva in alto a sfidare il vento. Ah lo voleva vedere di nuovo in volto quell’essere similare e non avrebbe abbassato lo sguardo davanti a lui ma anzi lo avrebbe sfidato e gli avrebbe vietato di attraccare alla sua isola. La nave arrivò lì davanti e il gigante urlò di andar via, di non gettare l’ancora in mare e di abbassare la bandiera perché suo era quel mondo e suo quel territorio. Ma la nave non ascoltò e gettò l’ancora e la scialuppa fu messa a mare e l’essere, lo stesso essere di quella vota scese e si fece largo tra il vento e la grandine. La neve di colpo smise di cadere e sotto le pesanti orme dell’essere che arriva timido si vedevo un filo d’erba. Smise di brontolare e ruggire il vento e una brezza tiepida accarezzava ora il viso non più tagliente come la lama di un coltello. L’essere si rivolse al gigante e disse porgendogli la mano: “Vieni con me ti porto sulla terraferma” Il gigante attonito guardava e fece per aprire la bocca e reclamare quando vide che il cielo si apriva dalle nuvole e che un raggio di sole colpiva il punto in cui giacevano gli alberi ormai cenere dopo il fuoco della notte. “perché me lo chiedi ora e l’altra volta non ti sei neanche fermato?” gli disse il gigante “ oh caro mio” disse l’essere “non mi fermo tutte le volte che qualcuno vuole, mi fermo quando il tempo è maturo e la primavera è alle porte” “ma qui non c’è mai la primavera” disse il gigante “ tu sei la rassegnazione “ disse l’essere >” e la rassegnazione da sola non porta a nulla e nulla le può venire incontro” “ma tu sei passato l’altra volta, potevi aiutarmi e non ti sei fermato” “io sono la speranza “ disse l’essere “e la speranza con la rassegnazione non va da nessuna parte ed entrambe affonderebbero in un mare di grigiore e di implacabile inverno senza sufficienti forze per lottare contro il vento” “ e allora perché ora ti sei fermato e vuoi portarmi via’” replicò il gigante che non riusciva a intendere le sue parole “ perché non sei più la rassegnazione ora, tu ora sei la Rabbia e la rabbia con la speranza possono solcare il mare e trovare il sole” (Diana Mastrilli) Calme di luglio Ogni volta che c’è una spiaggia, e c’è la mareggiata, io ci vado; mi piace il suono metallico dei ciottoli che strisciano sui ciottoli; mi piace quell’odore intrepido di mareggiata; mi piace cercare; non so che cosa cerco, tutta la bellezza del cercare è qui: cercare qualcosa che non si sa. La natura è vivere, invecchiare, morire, cioè osservare le regole. Il mare rompe le rocce, rompe il ferro e l’acciaio; rompe il coraggio dell’uomo; trasforma un masso di pietra in un ciottolo levigato e scorrevole, e continua a lavorarlo, a piallarlo, lustrarlo, farlo sempre più piccolo, infine è un grano di ghiaia, poi un grano di sabbia, poi un granello di fango; e il fango si diffonde nell’acqua non come cosa che è stata pietra ma come un fumo, l’alito di una mucca nella stalla. Tutte le cose che approdano sulla spiaggia quando c’è la mareggiata sono cariche di un racconto; di quello che sono state, e hanno passato, e ora sono diventate quello che sono; e non è ancora finita, ora ci sono i loro rapporti con il sole e la pioggia, il caldo e il freddo, il giorno e la notte, e l’uomo che passa. Tutte le cose portate dalla mareggiata hanno i segni della loro avventura, la vita è scoprire e provare, avere e non avere, perdere e vincere, piangere e ridere, inghiottire e sputare, zucchero ed erba ruta. Lo scroscio che fa una cosa di vetro o terraglia che cade e va in pezzi, è come un grido animale, lo scoppio di pianto di un bambino; è sgomento e disperazione. (Vittorio G. Rossi) ...Ero senza parole. Proprio di fronte a me, una creatura delle dimensioni di una grande balenottera volteggiò con grazia, e poi mi girò intorno, curiosando:era attirata da ogni mio dettaglio. Il silenzio era ancora più forte e potevo sentire ogni mia cellula attenta ai movimenti di quel corpo immenso e delicato. Se esistono gli angeli, pensai, questa era di sicuro una di loro. la grazia dei suoi movimenti, la purezza della sua esistenza, la naturalizza con cui volteggiava in questo cielo liquido mi davano i brividi. Soltanto le bollicine della bombola d'aria mi tenevano in contatto con la realtà. Pregai perchè si fermassero, il respiro non aveva alcun significato nella mia mente, avrei potuto così toccare, anche soltanto per un istante, quella perfezione fermata di fronte a me. Una manta! L'avevo vista soltanto alla TV e sulle riviste. Avevo sentito dire da qualche parte che una fotografia vale più di mille parole. Non ha senso! Bisogna dimenticare quello che hanno detto gli altri, dobbiamo sperimentare le cose con i nostri occhi e il nostro cuore, ci renderemo così conto di quante cose ci sono state insegnate e che nella vita sono senza importanza. Guardo la manta. lei guarda me. Sono tranquillo. C'è un contatto perfetto quando il silenzio lascia parlare la verità Le parole non significano niente, i pensieri dicono tutto. "Sono venuto da terre lontane, cercando una risposta a una domanda che ormai è radicata dentro di me: perchè con le creature con le quali vivo giorno dopo giorno ho un brutto rapporto?" Per essere veramente felice, tu devi imparare a rispettare e accettare i principi universali che la vita detta. Solo allora sarai in grado di essere in pace con te stesso e l'intero Universo. La manta aveva suggerito al mio cuore qualcosa che da tanto tempo cercavo di sentire. Circondato da quelle creature e con il suono della quiete dell'immenso oceano, la risposta poteva essere ascoltata a migliaia di miglia di distanza. Non avere paura. capisco quanto solo e ramingo ti sentirai quando abbandonerai l'oceano. Eppure è quello che capita spesso a coloro che hanno la volontà di vivere l'esistenza con tanta intensità: la maggior parte delle volte vedono una luce dove gli altri possono scorgere soltanto tenebre. Sono stato educato secondo la religione cristiana, ma mi sarebbe piaciuto nascere buddista, perchè così un giorno mi sarei potuto reincarnare e tornare nel luogo a cui sentivo di appartenere. Il paradiso non era in cielo: il paradiso era davanti a me. l'avevo trovato e non volevo lasciarlo mai più. Mai. Tratto da: (Blu, Una storia di vita e di mare. (Sergio Bambarén) Era di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato. A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo. E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare. Cominciava cosi una nuova dura giornata. Ma lontano di là solo soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per suo conto: era il gabbiano Jonathan Livingston. Si trovava a una trentina di metri d'altezza: distese le zampette palmate, aderse il becco, si tese in uno sforzo doloroso per imprimere alle ali una torsione tale da consentirgli di volare lento. E infatti rallentò tanto che il vento divenne un fruscìo lieve intorno a lui, tanto che il mare ristava immoto sotto le sue ali. Strinse gli occhi, si concentrò intensamente, trattenne il fiato, compì ancora uno sforzo per accrescere solo... d'un paio... di centimetri... quella... penosa torsione e... D'un tratto gli si arruffano le penne, entra in stallo e precipita giù. I gabbiani, lo sapete anche voi, non vacillano, non stallano mai. Stallare, scomporsi in volo, per loro è una vergogna, è un disonore. Ma il gabbiano Jonathan Livingston - che faccia tosta, eccolo là che ci riprova ancora, tende e torce le ali per aumentarne la superficie, vibra tutto nello sforzo e patapunf stalla di nuovo - no, non era un uccello come tanti. La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov'è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d'ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo. Tratto da:(da "Il gabbiano Jonathan Livingston") Richard Bach, 1970 "Secondo alcune leggende, il mare è la dimora di tutto ciò che abbiamo perduto, di quello che non abbiamo avuto, dei desideri infranti, dei dolori, delle lacrime che abbiamo versato." (Osho) * Certo, se prendiamo ad esempio una persona chiusa nel suo sé, la cui giornata, la cui vita sia tutto un correre per raggiungere qualcosa, qualunque cosa, succube del Dio Stress, questa non potrà mai vedere altro che il suo mondo, quello cha la circonda e neanche pensare a qualcosa al di fuori di esso. Ma se invece una persona, con animo sereno, è libera di guardarsi intorno, di ascoltare i rumori che la circondano, ecco che sentirà delle sensazioni diverse, ascolterà in un altro modo il mondo che la circonda, perché sarà il mondo a penetrare dentro di lei, negli spazi lasciati liberi dagli affanni quotidiani e dai suoi pensieri. Ed allora ecco che la sua mente libera si troverà a spaziare e potrà sentire e